Stemmi dei Papi sulla seconda porta della Rocca

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    • Stemmi dei Papi sulla seconda porta della Rocca 28/05/2023
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In alto, sopra tutti, lo stemma di Alessandro VI (Roderic Llançol de Borja, Xàtiva, Valencia,  1431 – Roma1503, Papa dal 1492). Molto legato a Spoleto, ove inviò sua figlia Lucrezia Borgia nel 1499, suo figlio Cesare nel 1495 e suo nipote Giovanni nel 1494 (vedi sotto). Fu anche riconoscente agli spoletino che erano riusciti a diferdene i castelli di Cerreto e di Montesanto dalle mire dei camerinesi. Lo stemma è un toro (rosso) che pascola su un prato (verde) con sfondo (giallo) e ciuffi d’erba intorno e, nella parte destra, delle fasce (dorate e nere).

Subito sotto quello di Giovanni Borgia (Xativa, Valencia 1474 – Urbino 1500). Nipote di Alessandro VI fu vescovo di Melfi PT, da cui l’appellativo “il Melfiense”. Pochi mesi dopo, sempre nel 1494,  fu nominato castelliere della Rocca, e tale incarico gli rimase per due anni. Cesare Borgia, il “Duca Valentino”, suo cugino, si rifugiò nella Rocca di Spoleto dal gennaio al marzo del 1495, per non seguire il Re di Francio Carlo VIII nella guerra contro Napoli (che conquistò per tre mesi), proprio perché aveva qui un parente che poteva accoglierlo.

La fila sottostante è composta tutta da stemmi di Papi.

Il primo da sinistra è di Pio II (Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini, Corsignano SI 1405 – Ancona 1464, Papa dal 1458 ), uomo che non ebbe incarichi a Spoleto ma se ne occupò molto comunque. Lo stemma è di una croce (gialla su campo bianco) in cui sono inserite 5 lune.

Il secondo da sinistra è di Niccolò V (Tomaso Parentucelli, Sarzana SP 1397 – Roma 1455, Papa dal 1447).  Lo stemma dei Parentucelli ha chiavi decussate, simili allo stemma simbolo della autorità papale, ma diverso da questo per i colori delle chiavi (una d’oro ed una di argento per lo stemma papale, ambedue argentee per quello della famiglie) e per le croci nei congegni (unica e grande nella stemma papale, triplici e piccole nell’altro). Si ritrova anche subito sotto, nello stemma di Filippo Calandrini, fratellastro di Niccolò V.

Il terzo da sinistra è di Urbano V (Guillaume de Grimoard , Le Pont-de-Montvert, Occitania 1310 – Avignone 1370),  Papa dal 1362, poi fatto Beato da  Papa Pio IX. E’ il Papa che, dopo 60 anni di cattività avignonese, nel 1367 tentò di riportare la sede a Roma, ma dopo tre anni dovette tornare ad Avignone. La corte papale tornerà nella città eterna solo nel 1377 con Gregorio XI, che fu a ciò indotto dalle suppliche di Santa Caterina da Siena. Urbano V è anche il Papa che, a Corneto (oggi Tarquinia) ricevette da Gil Albornoz, poco prima della morte di questi, le chiavi della Rocca, ormai completata. Il suo stemma, molto semplice, è di quattro  (a volte tre) acute montagne (rosse su campo giallo).

Il quarto ed il quinto da sinistra sono ambedue della famiglia “Della Rovere”.

Il penultimo è di  Sisto IV (Francesco della Rovere, Celle ligure SV 1414 – Roma 1484, Papa dal 1471). Visitò Spoleto nel 1476 col nipote Bartolomeo che sarà poi governatore di Spoleto dal 1504 al 1509, e Giulio, futuro Papa (vedi sotto). Destinò fondi ai restauri di mura, palazzi e strade della città.

L’ultimo è di Giulio II (Giuliano della Rovere,  Albisola SP 1443 – Roma 1513, Papa dal 1503). Rivale di Rodrigo Borgia è noto come “il Papa guerriero”, ma fu anche mecenate di moltissimi artisti. Lo stemma della famiglia è una quercia dorata su campo azzurro, mutuato da quello dei conti di Vinovo, detti “Dla Rol”.

 

 

Mappa

Mappa fornita da OpenStreetMap.org

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