Chiesa di San Sabino de plano

  • Chiesa di San Sabino de plano

    • Chiesa di San Sabino de plano 07/01/2023
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La chiesa risale al XII secolo d.C., ed è dedicata a Sabino (o Savino), nato a Sulmona, vissuto tra il III e il IV secolo, Vescovo di Spoleto, martire cristiano dell’epoca di  Diocleziano e Massimiano. E’ ignota la sua data di nascita, si conosce quella del martirio: 303 d.c. (ma più probabilmente 310, riferendosi alle vite di Marcello I e Massimiano).
Istruito fin da bambino al cristianesimo, scappò da casa ed andò a Fusignano (Ravenna), infatti è anche rappresentato nei mosaici di Sant’Apollinare nuovo a Ravenna. A Fusignano si dedicò preghiera ed alla penitenza. Ma un angelo, in sogno, gli disse di abbandonare la contemplazione e recarsi in Umbria, cosa che fece, fino ad essere nominato Vescovo di Spoleto da Papa Marcello I (Roma 255 – Roma 309, Papa della Chiesa Cattolica dal 27 maggio 308, venerato come Santo sia dalla Chiesa Cattolica che dalle Chiese ortodosse). Poi divenne anche Vescovo di Assisi. Ed è lì che venne arrestato.

Si narra che il governatore Venustiano gli impose di adorare Giove, ma Sabino scagliò in terra la statuetta, che andò in mille pezzi. Al che Venustiano ordinò di amputargli le mani ed incarcerarlo.
Una pia vedova, Serena, andava a fargli visita portandogli cibo ed imboccandolo, e raccolse le sue mani per conservarle. Ella gli portò suo nipote, Prisciano, cieco, e San Sabino lo risanò.
Quando la cosa giunse all’orecchio del governatore Venustiano, che stava perdendo la vista, egli fece condurre a sé  Sabino e questi lo guarì. In seguito a questi miracoli si convertirono al cristianesimo sia i prigionieri in quel carcere sia il governatore stesso ed i suoi familiari.
La cosa fu resa nota a Massimiano, Imperatore insieme a Diocleziano, che inviò il tribuno Lucio. Egli, dopo una veloce indagine, fece decapitare Venustiano, sua moglie ed i suoi figli e fece percuotere a morte, con bastoni metallici, San Sabino.
Serena lo seppellì fuori città. Poi in quel punto fu eretta una piccola chiesa, e poi, col tempo, questa più grande.

Le spoglie di Sabino furono portate a Ivrea nel 954 D.C. da Corrado, Duca di Spoleto, che, a causa di una pestilenza, sfollò da Spoleto e si recò, appunto, a Ivrea da suo padre Berengario. Questa spiega perché Savino da Spoleto è patrono di Ivrea. Secondo altre fonti le spoglie sono comunque in Piemonte ma ad Agliano Terme, dove furono traslate per ordine di Papa Innocenzo X.

La chiesa sorge su di un’area dove alcuni rinvenimenti testimoniano essere stata una zona cimiteriale in epoca romana e per questo, probabilmente, vi fu seppellito San Sabino stesso.

Poi dal VI secolo d.C. iniziano ad essere costruiti ed ampliati degli spazi dedicati al culto, di cui parla anche Paolo Diacono. Nella sua “Historia Langobardorum” il cividalese racconta di un guerriero sconosciuto che, nella battaglia di Camerino, nel 601 d.c., lottò sempre al suo fianco proteggendolo con lo scudo, e  facendolo uscire vincitore ed illeso. Nessuno conosceva quel soldato e, a battaglia terminata, non fu rintracciato. Un giorno, entrando in questa chiesa, il Duca Ariulfo riconobbe nel volto di uno degli affreschi quel soldato, che era dunque San Sabino, morto tre secoli prima.
Ma dove finirono le mani ? Pare che lo spoletino Nicolò Leti, vescovo di Acquapendente, le abbia fatte portare nella città viterbese, dove poi sono andate distrutte durante la seconda guerra mondiale.

Nell’ XI e  XII secolo la chiesa assume l’aspetto attuale. Il nome “de plano” la distingueva dall’altra Chiesa dedicata a Savino, in città, ora non più esistente (vedi “San Sabinuccio”).

Dal 1769 vennero eseguiti dei restauri a causa di danni sismici.
La facciata è semplice e lineare, così come il portale che ha però ai lati due particolari incavature.

L’interno e a tre navate e cinque campate. Il presbiterio è sopraelevato, essendo sovrastante ad un cripta che, divisa in quattro navate, è simile a quella di S. Ponziano e di S. Gregorio.

In questa Chiesa, in periodo altomedioevale, trascorrevano in preghiera la notte i soldati prima di andare in guerra, anche perché non potevano recarsi oltre, essendo vietato entrare in città armati.

Proprio per questo vi dormì anche Giovanni di Pietro di Bernardone, poi divenuto San Francesco di Assisi, quando, nel 1204, partì per raggiungere in Puglia Gualtiero di Brenne, fratello di Giovanni, Re di Gerusalemme, che preparava una crociata e intanto, per conto di Papa Innocenzo III, tentava di ristabilire l’ordine e contrastare le ambizioni di Diopoldo da Acerra, che si stava ribellando.
Nel sonno fu assalito da una forte febbre e sognò il Signore che gli diceva “Chi può essere più utile: il padrone o il servo?”
Rispose Francesco: “Il padrone”.
“Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito? ”
Allora Francesco interrogò: “Signore, che vuoi ch’io faccia?”
“Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt’altro senso”.
Così Francesco tornò ad Assisi, abbandonando i compagni di ventura, ed iniziò la sua nuova vita.

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Mappa fornita da OpenStreetMap.org

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