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Controfacciata di San Gregorio – affreschi
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04/01/2025
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Description
Si può ragionevolmente presumere che gli affreschi che ornavano tutta la chiesa riguardassero la “passione di Cristo”.
Nello stato attuale è difficile leggere i lacerti, è solo per grandi esperti.
Iniziamo dalla parte centrale, ai lati e sopra al portale, che rappresenta la Passione e che, presumibilmente era composta da sei immagini, da leggersi da sinistra a destra e dall’alto in basso.
Quindi, prima immagine, in alto a sinistra, Cristo appena crocifisso, si intravede un braccio del Cristo ed un volto femminile, della Madonna o della Maddalena.
Seconda, supposta, non è rimasto nella, proprio sopra al portale centrale Longino trafigge Gesù.
Terza, anch’essa sparita, Cristo in passione.
Quarta, a sinistra del portale, la deposizione. Rimangono la Madonna, con le mani giunte, a pregare o, forse, a tenere la mano di suo figlio; i piedi di un uomo che sta deponendo il corpo dalla croce. Vi è un riquadro sovrapposto, con un gigante, di cui si dice più sotto.
Quinta e sesta, a destra del portale, sepoltura e resurrezione di Gesù. Si noti che il sepolcro rappresentato, in verde, è lo stesso, prima vi sono Giuseppe che depone il corpo avvolto nel sudario. Poi, sotto, un angelo indica con la mano sinistra il sepolcro vuoto alle due donne (Matteo 28,1, “Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro”).
In corrispondenza della navata di destra, danneggiato dalla apertura del portale, lacerti di due scene collegate: quella superiore, di cui rimane una scarsa parte bassa, dovrebbe riferirsi a San Gregorio che, imprigionato, riceve la visita di un angelo. La parte sottostante, dominata dal personaggio col braccio alzato e gli occhi sbarrati, potrebbe riferirsi alla pubblica tortura di San Gregorio., che suscita terrore ed agitazione negli astanti.
La scritta in mezzo è stata ricostruita dagli studiosi e sembra essere composta da due frasi, entrambe riferite a San Gregorio: “Angelus apparuit et dicens pax” (l’angelo apparve e disse Pace [a te Gregorio]) e “In forum dorsum eius cardis [ruperunt]” (nella piazza gli ruppero la schiena).
In corrispondenza della navata di sinistra la controfacciata reca un riquadro illeggibile e, poco sotto, un altro ove resta la testa di una Santa, identificata con Santa Caterina di Alessandria. La sua storia è narrata nella scheda “Santa Caterina di Alessandria (porziuncola di Monteluco)”.
Per quanto riguarda il “gigante” inserito nel riquadro a sinistra del portale, esso è stato ricostruito come la raffigurazione di San Cristoforo, solitamente visto come un gigante che faceva il traghettatore su un fiume. La leggenda narra che, di notte, arrivò un fanciullo che Reprobus (nome del gigante) non riusciva quasi a sollevare per metterlo in barca, benché fosse un omone forzuto. Giunto sull’altra riva, nonostante un impiegabile e improvviso aumento della corrente, il fanciullo (Cristo) gli disse che egli aveva portato sulle sue spalle non solo il peso di un bambino, ma il peso del mondo e dei peccati.
Così Repobus si convertì’, prese il nome di Cristoforo (portatore di Cristo), iniziò a predicare, e venne martirizzato.
Per questa vicenda San Cristoforo venne eletto a protettore dei pellegrini e dei viandanti, il che spiega la sua raffigurazione, come forse qui, sopra le porte di uscita, a protezione di colui che, lasciata la chiesa, si rimette in cammino.















































