Piazza Pianciani

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    • Piazza Pianciani 04/01/2023
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Description

La piazzetta è dedicata all’illustre patriota spoletino Conte Luigi Pianciani, esponente di una importantissima famiglia, proveniente dal piccolo abitato di Pianciano, di fronte a Silvignano.

Le origini dei “Planci” potrebbero risalire ad una “gens” romana.
Si dice che “Clodio dei Conti di Pianciano” fosse uno degli ostaggi di Federico Barbarossa (nel 1155).
Nel 1251 i figli di “Don Simone Pianciani”  parteciparono alla istituzione del Comune di Spoleto.
“Pietro di messer Scelli da Pianciano” o “Pietro di Celle”, è citato già nel 1328. Si tratta del noto Pietro Pianciani, guerriero e politico, guelfo, che, tornato dall’esilio in Toscana cui lo avevano condannato i perugini,  tra il 1328 ed il 1347 detenne per vent’anni il potere a Spoleto, col titolo, pure, di Gonfaloniere perpetuo, e che fu artefice della ricchezza della famiglia.
Nel 1512 la famiglia di Piergiovanni Pianciani, sconfitta nelle lotte intestine, fu esiliata a Bazzano.
Nel 1660 Vincenzo Pianciani fu l’ultimo maschio della famiglia, cosicché lasciò erede la figlia Loreta e suo marito, il nobile Carlo Nini da Siena, che assunse il cognome dei Pianciani, per altro conferendo anche le sue ricchezze.
Altro eminente esponente ne fu Alessandro Pianciani padre di Giovan Battista, gesuita, Docente di fisica nella università romana, e di Vincenzo, nato nel 1794, amministratore statale, che divenne, da laico, nel 1826, “Direttore Generale del bollo e registro, ipoteche e tasse riunite”. Fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Roma e gestore, tra l’altro, delle prime ricevitorie del giuoco del lotto.
In quel periodo le proprietà della famiglia comprendevano il palazzo di Spoleto e quello di Roma, la villa di Terraia, il paesello originario di Pianciano, sulla via della Spina, l’Isola Polvese con le relative ville, terreni a Labro e a Castel del Lago, case e fabbricati a Spoleto, la zona di San Paolo fuori le mura, un lanificio (con 300 operai), terreni ad Azzano e Beroide (oltre 500 ettari), a Terraia, Poggiolo, Silvignano, Acera,  San Feliciano, nella campagna romana e nel viterbese per varie migliaia di ettari.

Luigi Pianciani (Roma 1810 – Spoleto 1890) è un personaggio affascinante: scomodo, scontroso al punto da rovinare rapporti amicali e parentali. sempre controcorrente e per questo regolarmente sconfitto, idealista disinteressato, generoso, lungimirante. Un uomo che ha conosciuto personalmente Giuseppe Garibaldi, Karl Marx, Victor Hugo, Vittorio Emanuele II, Camillo Benso di Cavour, Aurelio Saffi, Giuseppe Mazzini. Massone, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, insignito del 33º grado.
Nato nel 1810, rifiutò i progetti del padre che lo voleva religioso e si laureò in giurisprudenza. Dopo un carriera come funzionario statale dello Stato della Chiesa (Avvocato della Curia e funzionario delle Dogane), fondò, nel 1836, la Cassa di Risparmio di Spoleto, una delle prime dello Stato, e gestì la “Fabbrica panni lana Pianciani”, fondata dal nonno nel 1805. Fu eletto gonfaloniere di Spoleto nel gennaio del 1848 in successione ad Alessandro Onofri. Dopo pochi mesi, però, il 2 aprile 1848, lasciò la carica per recarsi a combattere la prima guerra di indipendenza contro gli austriaci, andando a difendere Venezia.
Nel 1848 fu Deputato dello Stato della Chiesa, non appena Papa Pio IX concesse lo “Statuto Fondamentale pel Governo Temporale degli Stati della Chiesa”. L’anno dopo fu membro della Assemblea Costituente della seconda Repubblica Romana, quando i rivoltosi presero il potere costringendo Pio IX alla fuga.
Poi i francesi riconquistarono al Papa la città eterna, e Luigi Pianciani fu fatto prigioniero ad Ancona e portato a Civitavecchia, poi a Genova, quindi a Marsiglia. Lì fu liberato, e tentò di raggiungere Parigi. Ma la peste scoppiata in quel porto di mare lo costrinse a rimanerci molti mesi. Alla fine raggiunse Parigi, ove si manteneva con le ingenti rimesse della famiglia, aiutando anche molti altri esuli. A Parigi conobbe Rose Dechorne, con cui convisse fino alla morte di lei nel 1871, sposandola solo dopo la morte di suo padre Vincenzo, che, probabilmente, non seppe mai di questo legame.
Sempre a Parigi ebbe luogo una equivoca vicenda che coinvolse un suo beneficiato (Sebastiano Giaretta), e che portò Luigi alla immeritata condanna per spionaggio. Così nel 1851 dovette fuggire a Londra, dove conobbe Hugo e Marx, ma dove iniziò la sua divergenza ideologica dalle idee dell’amico Giuseppe Mazzini. Andò a Bruxelles e poi, nel 1853, si portò in territorio indipendente, sull’isola di Jersey, dove fondò un giornale di sinistra, “L’homme”, cosa che gli procurò grandissimi guai, tanto da costringerlo a trasferirsi sull’isola di Guernsey. Chiuse il giornale, che aveva assorbito ingenti fortune, e lo aveva ridotto quasi in povertà e si recò in Belgio, Germania, Svizzera. Non poteva tornare nello Stato della Chiesa in quanto colpito dalla condanna per la partecipazione alla rivolta del 1849 e non amnistiato, come invece altri.
In questo periodo (nel 1856) morì il padre Vincenzo. L’eredità, stimata equivalente a 40 milioni di euro di oggi, risollevò le sue sorti economiche. Luigi fece valere la primogenitura e riservò ai sette fratelli e sorelle la sola quota legittima. Così, con sentenza del Tribunale di Spoleto del 1857, ebbe la gran parte della fortuna, cui aveva contribuito Giuseppe Mazzini la dote della madre, la Principessa Amalia Ruspoli dei Duchi di Cerveteri.
Luigi era in Svizzera, a Ginevra, quando nel 1860 lo raggiunse un appello degli spoletini a tornare in città, appello cui risponde positivamente, rientrando in quella che ora era Italia dopo un decennio di esilio e divenendo “Consigliere Provinciale per il mantenimento di Spoleto”.
Poi si stabilì a Firenze ove ingaggiò 6.000 uomini per far guerra al Papa, ma Cavour e Vittorio Emanuele glie lo impedirono, inviando le navi con questo esercito in Sicilia. Garibaldi in persona andò sulla nave di Pianciani a parlamentare.
Quindi tornò in Svizzera, non prima di aver incontrato a Torino il Re ed aver avuto il coraggio di rimproverarlo per quel sabotaggio del suo progetto.
Nel 1865 fu eletto deputato, naturalmente alla opposizione del Governo La Marmora. Nel 1866 partecipò, con Garibaldi, alla battaglia di Bezzecca: vinsero ma poi dovettero ritirarsi per ordine del Re Vittorio Emanuele.
Nelle successive elezioni del 1867 fu battuto a Spoleto, dopo un ballottaggio, da Pompeo Campello ma comunque eletto a Mantova. In quell’anno il Colonnello Pianciani partecipò, con Garibaldi, alla battaglia di Mentana, ove furono sconfitti.
Il 26 novembre 1872 fu il più votato alle elezioni amministrative di Roma, cosicché ne divenne, il 29 luglio 1873, Sindaco. Ma per otto mesi ne fu “facente funzioni”, perché era necessario ottenere l’approvazione governativa che, ovviamente, tardò, dato il riottoso carattere di Luigi. Dopo un anno, il 5 agosto 1874, dovette dimettersi perché sosteneva un piano regolatore urbano favorevole alle classi meno abbienti, basato su piccole palazzine e molto verde, il che non soddisfaceva gli interessi degli speculatori.
Nel 1878,  fu eletto vice presidente della Camera, sempre come rappresentante della opposizione di sinistra, e si trovò costetto a giurare fedeltà alla monarchia.
Fu di nuovo eletto Sindaco della Capitale nell’ottobre del 1881 e tale rimase per sette mesi, fino al 10 maggio 1882, quando nuovamente si dimise di fronte alla difficoltà finanziarie che l’Ente incontrava ed al rifiuto del Governo Depretis di contribuire alle spese connesse al ruolo di capitale.
Quindi tornò a Spoleto, anche perché era divenuto Presidente della Provincia Umbra. Lasciò quel che rimaneva del suo patrimonio alla seconda moglie, Letizia Castellazzi ed alla figlia adottiva Giovanna Festucco, poi chiamatasi Ines Pianciani.

In questa vita frenetica fu anche scrittore di opere storiche ed economiche. Trovò il tempo di istituire la “Scuola d’Arte”, fondare la società di cremazione e progettare un piano per le case degli operai. E per fondare, nel 1862 la “Società Operaia di Mutuo Soccorso Luigi Pianciani”, che aveva lo scopo di dare aiuto reciproco ai soci in caso di malattia, con sussidi giornalieri, sussidi vedovili in caso di morte del socio, ed erogando le pensioni di inabilità e vecchiaia. Grazie al pagamento di una quota associativa, accumulata in una cassa comune, le società di mutuo soccorso, sorte in gran numero nel XIV secolo, garantivano aiuto a chi si trovava in una situazione di bisogno, prevista secondo casistiche contenute negli statuti. Il mutualismo era organizzato su basi democratiche: un voto a testa. Dall’Unità d’Italia ai giorni nostri sono nate in Umbria 164 società di mutuo soccorso.

La piazza a lui dedicata, sul fronte del palazzo di famiglia, si chiude con una bellissima scalinata ma, fino al 1923, c’era un prato in salita, una ripa, che permetteva anche ai carri di salire a Via Fontesecca. (vedi foto). Proprio per il continuo passaggio dei carri furono installate, in epoca imprecisata, delle guide in legno a terra, per attutire i rumori..

Nella piazza vi è anche una uscita delle scale mobili che partono dal parcheggio Posterna. E vi era il monumento a Luigi Pianciani, con la famosa scritta “Nacque ricco di censo morì povero”. Monumento rimosso due decenni fa e non più riposto in sito.

Piazza Pianciani ospita la sede del Banco Desio, ex Banca Popolare di Spoleto, banca fondata da Giulio Cesari nel 1895, con la formula della Cooperativa, dopo il fallimento del Banco Laurenti e delle altre quattro banche spoletine.

La prima sede della Banca fu in una stanza in vicolo San Filippo, poi si trasferì al secondo piano di Palazzo Pianciani, ove ora è tornata dopo che nel palazzo ebbe sede il Liceo Scientifico. Nel messo  trovò ampia sede nel palazzetto Pianciani, dall’altro lato della piazza rispetto alla prima.

Più antica l’origine della Cassa di Risparmio di Spoleto, fondata nel 1836 da Luigi Pianciani, poi fallita  intorno al 1892. Nel 1896, la Cassa venne rifondata, sull’onda della nascita, l’anno prima, della Banca Popolare. Oggi è stata fusa con Banca Intesa.

Mappa

Mappa fornita da OpenStreetMap.org

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