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Casa Martani
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06/01/2023
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Description
Nascosta in un angolo tra via dello Sdrucciolo e via della Lanterna, la casa di Tommaso Martani quasi non si nota.
Eppure qui visse uno dei tanti personaggi eminenti di Spoleto, nei primi anni del 1400, come dimostra lo stemma di famiglia sulla porta: il giglio sopra cinque monti (vedi “stemma a casa Martani”).
Fu giurista, podestà, cioè amministratore pubblico, cavaliere, proprietario feudale, uomo politico, diplomatico, comandante militare.
Fu podestà di Firenze per sei mesi tra il 1437 ed il 1438, comminando 16 condanne a morte, ma placando una guerra civile che si andava sviluppando. Quando prese commiato fu stabilito che avrebbe potuto tornare ad occupare quella carica nonostante qualunque eventuale divieto presente e futuro. Fu podestà anche a Bologna, Genova, Tuscania (1429), Siena e Spoleto. In quel tempo molto spesso si nominava podestà un forestiero, perché estraneo alla partigianeria delle fazioni della città.
Fu anche proprietario e Signore del Castello di Montalbano di Configni, nelle terre Arnolfe, presso Acquasparta, dal 1438.
Nel 1433 Sigismondo di Lussemburgo, appena incoronato imperatore del SRI da Papa Eugenio IV, si fermò a Spoleto durante il viaggio di ritorno, e conferì personalmente il titolo di Cavaliere a Tommaso Martani, atto che avvenne di fronte alla nuova fontana di Piazza, fatta costruire proprio dal Martani.
Fu fiero avversario di Pirro di Tartaro Tomacelli che governò (male, pare) Spoleto dal 1437. Napoletano, Abate di Montecassino, nipote di Papa Bonifacio IX, viene descritto come tirannico ed immorale.
Per spodestarlo Martani ebbe rapporti con Giovanni Vitelleschi, Alberto degli Albertini di Perugia e Francesco Sforza, nel tentativo di convincerli a combatterlo.
Nel maggio 1439 fu ambasciatore degli spoletini presso Papa Eugenio IV, per ottenere un suo intervento contro Tomacelli. Egli incontrò il Papa a Firenze al cospetto del Collegio Cardinalizio. I suoi sforzi ebbero successo: nel 1440 Tomacelli, nonostante un suo tentativo di alleanza coi Trinci di Foligno, venne rimosso e imprigionato a Castel Sant’Angelo.

















































