Rocca Albornoziana

  • Rocca Albornoziana

    • Rocca Albornoziana 10/01/2023
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Description

Il nostro castello prende il nome da Gil Carrillo Alvarez de Albornoz, cardinale e condottiero spagnolo, abilissimo diplomatico, che riconquistò alla Chiesa il potere sui suoi territori, nella seconda metà del 1300, quando essi erano nel potere dei vari signorotti locali, anche a causa della lontananza dei Papi da Roma. Era il periodo della “cattività avignonese”, quando dal 1309 al 1377 la sede papale era ad Avignone, in Francia.

L’azione di Albornoz preparò il ritorno del Papa nella città eterna. Una volta ristabilito, più coi trattati che con le battaglie, il potere temporale della Chiesa, Albornoz provvide a costruire una struttura giuridica (facendo approvare le “Constitutiones Aegidianae”, il 29 aprile 1357) e difensiva (le fortezze albornoziane, erette a Perugia, Spoleto, Todi, Assisi, Narni, Piediluco, Gualdo Tadino, Umbertide, Città della Pieve, Cortona, Cesena e Viterbo).

Tra tutte quella di Spoleto e la più importante ed imponente: non si dimentichi che dal nono al quattordicesimo secolo Spoleto era una delle città più importanti d’Italia: due dei suoi Duchi (Guido I e suo figlio Lamberto I) divennero Re d’Italia e Imperatori del Sacro Romano Impero, ed uno (Ottaviano dei conti di Tuscolo) Papa Giovanni XII. La città era a capo di un territorio che si estendeva fino ai confini di  Roma ed alle Marche.

La costruzione della Rocca fu ordinata, secondo lo storico spoletino Carlo Bandini, da Gil Albornoz il 22 aprile 1362, con una lettera scritta in Romagna e recapitata all’architetto eugubino Matteo di Giovannello detto il Gattapone (o Guattacapponi), che già aveva edificato il Palazzo dei Consoli a Gubbio.
Nella lettera il cardinale gli dava perfino la potestà di requisire manodopera tra i cittadini. Per finanziare la grande opera fu imposta agli spoletini una tassa di 10 soldi per ogni persona maggiore di 7 anni.
In cinque anni il castello fu completato, e consegnato, come riporta lo storico Carlo Bandini , il 25 ottobre del 1367:  (tradotto dal latino) “il Maresciallo del Ducato, Simonello Balantralli, consegnava questa Rocca, con tutti i fortilizi annessi e quanto in essa esistente, allo spagnolo Pietro Consalvo, vice castellano per Punetto nipote dell’abate Massiliense, castellano titolare. E questa formalità venne celebrata alla presenza di molte onorevoli persone che già risiedevano nella fortezza”. Una consegna formale e rituale con tutte le autorità ad assistervi. Papa Urbano V era rientrato a Roma  solo 9 giorni prima, il 16 ottobre 1367. Vi rimase 3 anni per poi far ritorno in Francia, sfidando il “presagio di Santa Brigida” (una principessa svedese), la quale, a Montefiascone, il Papa si era già avviato, gli predisse grandi disgrazie se fosse tornato ad Avignone. Morì nel 1370, poche settimane dopo il ritorno, il 19 dicembre 1367.
Albornoz non poté vedere la Rocca finita: morì il 24 agosto del 1367 a Belriposo (nella periferia di Viterbo), poche settimane dopo aver incontrato, a Corneto (Tarquinia), Papa Urbano V (4 giugno 1367).
In suo onore e per gratitudine un suo nipote e coerede, Gomez Albornoz, Rettore di Bologna e Vicario di Ascoli, divenne il primo Castelliere della Rocca di Spoleto ed ebbe anche il potere di scegliere il suo successore. Da notare che la carica di Castelliere e di Governatore di Spoleto erano unificate.

Il successore di Urbano V, Gregorio IX, tornerà definitivamente a Roma, dieci anni dopo, il 17 gennaio 1377. Va precisato che di Roma rimaneva poco più che il mito: la città era desolata ed in pessime condizioni, abitata, si stima, da sole 20.000 persone.

Torniamo alla Rocca: si tratta di un imponente edificio a pianta rettangolare lungo il cui perimetro svettano sei robuste torri, collegate da camminamenti, che delimitano due distinte aree interne: il cortile delle armi, destinato alle truppe e quello d’onore ad uso del governatore della città. Questo cortile, al cui centro è un bel pozzo con insegne araldiche papali, è circondato da un portico a due piani sul quale si affacciano, tra le altre, una grande sala di rappresentanza e la stanza del castellano, denominata “Camera Pinta” pei pregevoli affreschi quattrocenteschi.

Nel disegno della pianta sono nascosti accorgimento estetico /architettonici molto particolari, cui si deve l’originalità e l’assoluto fascino di questo castello.

Innanzi tutto i due cortili hanno le stessa dimensioni: 33 metri x 66, quindi i lati sono in proporzione di 1:2, o di 1:4 se si considera l’intera lunghezza.
Del rettangolo complessivo, che ne forma la pianta i due lati corti non sono perpendicolari ai lati lunghi, ma leggermente inclinati, benché paralleli tra loro. Quindi la pianta è in realtà a forma romboidale. Ciò dà un particolare slancio alla vista interna.
Le quattro torri angolari, nemmeno loro sono perpendicolari alle mura, ma leggermente ruotate verso l’interno, per effetto estetico ma anche per consentire una migliore sorveglianza e difesa dei lati corti. Di questi quello verso nord è, per gli stessi motivi, convesso verso l’interno.

Le torri hanno dei nomi:
“Torre del Forno” quella verso il Malborghetto (nord) ed il ponte. “Torre della Balestra” quella opposta, verso la città.
“Torre Maestra” o “Spiritata” quella centrale verso la città,  “Torretta” o “Mezzana” l’altra centrale, verso il ponte.
Il cortile delle armi è chiuso dalla “Torre dell’Acqua”, verso la città, e dalla “Torre Nuova”, verso il Ponte.

Si noti, infine, che sull’esterno del lato lungo del cortile delle armi, quello rivolto verso la città, nel 1843 è stato aggiunto, per soddisfare le esigenze dell’affollato carcere) un volume che si mimetizza perfettamente con l’esistente, tanto da essere difficile da notare, da lontano. Servì le esigenze carcerarie.

Nel 1512 per ordine di Giacomo Lauri fu aperta nella Rocca una fonderia di cannoni, affidata a tal mastro Cristoforo Angeli, di Montesanto. Nel 1540, quando fu costruita la Rocca Paolina a seguito della sconfitta dei perugini nella “guerra del sale”, furono qui prodotti i cannoni per armarla.

Nel 1587 Papa Sisto V soppresse la “castellania di Spoleto”, ed il corrispondente appannaggio. I governatori di Spoleto iniziarono ad abitare anche nei palazzi vicini al Foro, fin che nessun Governatore usò più la Rocca come residenza dopo il 1764, quando Francesco Dentice principe di Frasso spostò definitivamente la sede al vescovado. Iniziò il declino della Rocca.

Per un secolo e mezzo, infatti, dal 1817 e fino al 1983, è stata infatti adibita a carcere, salvo che nel 1860, quando, il 7 luglio, i carcerati furono trasferiti a Civitavecchia perché dentro la rocca si asserragliarono i soldati papalini, comandati dallo scozzese Myles William Patrick O’Reilly, a capo del battaglione irlandese “San Patrizio” formato da 300 volontari e di altrettanti soldati non irlandesi. IL 17 settembre 1860 ebbe la meglio l’esercito sabaudo, guidato da Filippo Brignone e forte dalla sua preponderante artiglieria.

Come carcere raggiunse i 700 posti (!), per cui conteneva almeno 800 persone, comprese le “guardie de Rocca” gli altri lavoratori. Dal 1829 furono portati dei telai per far lavorare i prigionieri, che arrivarono a 50 macchine, e fu costruito  un capannone nel cortile della armi per farvi la fabbrica.

Dal 1845 fu costruito, col lavoro dei carcerati, il “braccio nuovo” addossato alla parete tra la Torre Maestra (o spiritata) e la torre dell’acqua, destinando a celle il piano superiore ed a laboratorio tessile quello inferiore. Dal 1867 al 1873 furono costruite le palazzine esterne alla Rocca ma interne alla terza cinta, destinate a magazzini ed alloggi.

Nel 1983 i carcerati furono trasferiti nel nuovo supercarcere di Maiano ed iniziarono i lunghi restauri, cui è seguita l’apertura come museo.
Oggi la Rocca è visitabile e raggiungibile a piedi dalla parte bassa della città anche con le scale mobili e gli ascensori. In essa, oltre alle vestigia proprie, anche esposizioni museali. Il perimetro esterno ed il cortile delle armi sono liberamente visitabili, per accedere al cortile d’onore ed ai musei si paga un biglietto. I camminamenti non sono visitabili se non in speciali occasioni su prenotazione.

In questo sito numerosissime schede sui vari dettagli (vedasi in particolare le sezioni “torri”, “stemmi”, “iscrizioni”)

Il portone nord, he accede al cortile delle armi, rappresenta, in “Don Matteo” la porta di entrata al carcere.

Mappa

Mappa fornita da OpenStreetMap.org

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